Accordo sul clima di Parigi  (COP21 del 2015)   Dopo il varo a Parigi dell'Accordo, 13 passi di attuazione da parte degli Stati, del settore privato, della società civile, di città e regioni sub-nazionali, del mondo della ricerca

 

1. Nomina del "campione del clima"  

Il presidente della COP21, il francese Laurent Fabius, doveva nominare un "campione del clima", un politico di razza e importanza sovranazionale, per tenere alta l'attenzione sul tema.

DETTO FATTO: il 29 gennaio 2016 Fabius ha nominato "campione del clima" una donna che ha avuto un ruolo chiave nel successo di Parigi: l'ambasciatrice per il clima Laurence Tubiana

Questo è stato uno degli ultimi atti di Fabius: ha dato le dimissioni il 16 febbraio. E' stato sostituito da Segolène Royal.

Come nuova Segretaria Esecutiva dell'UNFCCC, ora elevata a vice di Ban Ki-moon, è stata scelta Patricia Espinosa (Messico), che fu l'artefice degli Accordi di Cancún (2010), coi quali si fecero rientrare in ambito UNFCCC molti degli elementi del Copenhagen Accord.

A sua volta, il Marocco, che guida la COP22, ha scelto come campione del clima Hakima EL HAITE, il proprio Ministro dell'Ambiente, energia, miniere, acqua. Tra le prima iniziative una COP22 dei Paesi del Mediterraneo, che si terrà a Tangeri già il 18 luglio.

"Vogliamo che la COP22 sia la COP dell'azione e dell'implementazione", afferma in un Twit:
"#COP 22 CLIMATE ACTION FOR GLOBAL TRANSFORMATION : JOIN THE NAZCA PLATFORM !"

con riferimento diretto alle iniziative internazionali del settore privato, della società civile, delle città e delle regioni.

A valle di Marrakech, nuovo campione del clima è Inia Seruiratu, ministro della difesa delle isole Fiji, in prima linea di fronte ai disastri rampanti, anche connessi col cambiamento climatico.

 

 

2. Adesione formale degli Stati

 

 

Il 22 aprile 2016, con una cerimonia di Capi di stato e di governo, si aprirà l'Accordo alla firma degli Stati. Questo è l'invito personale di Ban Ki-Moon.

Hollande è stato il primo a firmare, seguito da ben 15 Paesi che hanno addirittura depositato il loro strumento di ratificazione, la chiave legale dell'entrata in vigore dell'Accordo.

Come già fatto il 22 aprile l'ONU ha organizzato un super-giorno di ratificazione il 21 settembre, durante il quale è stata SUPERATA LA PRIMA CONDIZIONE PER L'ENTRATA IN VIGORE: PIU' DI 55 PAESI HANNO RATIFICATO, ACCETTATO O COMUNQUE COMUNICATO ADESIONE ALLE NAZIONI UNITE.

Per una panoramica della giornata e riflessioni sul valore legale della ratificazione da parte dell'Italia, che ha a sua volta firmato l'Accordo si veda qui.

  3. Entrata in vigore  

E' formidabile che che già ad Aprile abbiano firmato 177 Paesi, più di tre volte il primo criterio per l'entrata in vigore dell'Accordo. La firma andrà accompagnata col deposito dello strumento di ratificazione, accettazione o approvazione (o esserne seguita a stretto giro di posta). Così hanno fatto ben 15 Paesi, consentendo il soddisfacimento immediato di circa il 20% della prima soglia legale. In che mese del 2016 si raggiungeranno le 55 ratificazioni?

Quando anche la somma delle emissioni dei Paesi firmatari e ratificanti supererà il 55% del totale (secondo criterio), l'Accordo entrerà in vigore (a partire da trenta giorni dopo).

Le Fiji sono il primo paese al mondo che, con risoluzione del parlamento approvata all'unanimità, ha ratificato l'Accordo di Parigi. Subito sono state seguite da Palau e le Isole Marshall.

Nel frattempo l'UE, dopo aver annunciato e prodotto la firma già da aprile, preceduta da una decisione del Consiglio d'Europa (con questa bozza) e/o del Parlamento Europeo ha indicato di volere essere nel primo gruppo dei ratificanti, premendo su tutti i 29 parlamenti all'azione entro settembre (i 28 Paesi ed il Parlamento Europeo).

Ha infatti avuto paura che l'Accordo possa entrare in vigore senza di lei, poiché le ratificazioni imminenti di Stati Uniti, Cina, India, Messico, Canada e Sud Africa stanno avvicinando l'obiettivo. Secondo la Casa Bianca, siamo già intorno al 49% su 55%.

Secondo un rapporto successivo delle Marshall Island siamo al 54%.

Il 5 ottobre tutte le soglie sono finalmente superate e quindi si è avviato il percorso automatico dell'entrata in vigore, che avverrà il 4 novembre, pochi giorni prima della COP22.

  4. Soluzione delle questioni lasciate alla decisione della prima COP dell'Accordo di Parigi  

L'impostazione dei problemi è stata all'ordine del giorno degli incontri inter-annuali di Bonn, cui ha preso parte, come osservatore, anche Valentino Piana, autore del sito www.accordodiparigi.it, nella delegazione ufficiale della Fondazione Lombardia per l'Ambiente.

Il draft della risoluzione invita i Paesi e gli Osservatori a presentare le proprie posizioni per iscritto, in vista di una collazione ad Ottobre 2016.

I negoziatori professionisti sembrano convinti che l'Accordo non riesca ad entrare in vigore in tempo perché la COP22 di Marrakech sia anche la prima dell'Accordo. E invece è successo. Il Marocco vuole che sia una COP di implementazione delle azioni e punta ad un vertice "più importante di quello di Parigi".

Una panoramica delle decisioni da prendere era stata offerta poco prima dell'apertura dei lavori.

Più complessivamente, rimane lo "spirito di Parigi" come richiamato in conferenza stampa conclusiva.

Tali regole riguardano la trasparenza delle azioni (mitigazione ed adattamento) e del supporto (finanziario, tecnologico e di competenze organizzate). E' importante che vi sia massima trasparenza in entrambe (che i cittadini, la società civile ed il settore privato sappiano che cosa si intende fare, cosa si sta facendo davvero, quanti soldi ci sono a disposizione, quando ci sono i bandi pubblici per la selezione degli esecutori, chi vince, come esegue il lavoro convenuto, ecc.).

Il secondo blocco di regole riguarda la "compliance", cioè l'esecuzione scrupolosa delle norme dell'Accordo. E' opportuno che essa sia condotta paese per paese, articolo per articolo, anno per anno. Non ha senso una compliance complessiva: è come dire che se due ammazzano e otto no, mediamente tutti sono peccatori.

Queste decisioni verranno finalizzate nel 2018, a valle dell'espressione dei desiderata dei singoli paesi e di un lavorio di convergenza tra le posizioni.

 
5. Inizio dell'implementazione dell'Accordo
 

Gli Stati possono iniziare ad implementare singoli articoli dell'Accordo anche prima che esso entri in vigore.

Papua Nuova Guinea ad esempio ha inviato un proprio "Contributo definito a livello nazionale" (NDC) che non è più solo "promesso" (INDC), usando per la prima volta la dizione esatta prevista dall'art. 4. In termini transitori i precedenti INDC possono essere usati come NDC se non si incrementa la loro ambizione. L'esempio di Papua, il primo ad essere registrato nel portale sotto quel nome, è forse più simbolico che altro.

Ma unito ad altri segni, indica un diffuso interesse a far decollare presto l'Accordo.

La COP 22 ha giocato un un ruolo importante nel mobilitare l'implementazione.

  5. Investitori istituzionali e settore privato trasformano i loro interventi  

Le imprese riorientano investimenti, portafoglio prodotti e strategie.

Il 5-6 maggio 2016 vertice delle Nazioni Unite col settore privato, dopo che già 100 imprese di grandi dimensioni e investitori istituzionali che gestiscono trillioni di dollari l'hanno fatto. Moody's ha cambiato il suo rating delle società per includere i risultati dell'Accordo, dando per scontato la sua entrata in vigore.

Più in generale, vi è un complessivo rafforzamento dei flussi finanziari, come avevamo anticipato nella newsletter della Fondazione Lombardia per l'Ambiente con questo articolo.

Le iniziative internazionali del settore privato e dei partenariati misti potrebbe dare un contributo di varie gigatonnellate di CO2 equivalenti, come risulta da questa analisi presentata alla sessione inter-annuale di Bonn.

A giugno 2016 si è tenuta la Clean Energy Ministerial, coi Ministri dell'energia di "Australia, Brazil, Canada, China, Denmark, the European Commission, Finland, France, Germany, India, Indonesia, Italy, Japan, Korea, Mexico, Norway, Russia, Saudi Arabia, South Africa, Spain, Sweden, the United Arab Emirates, the United Kingdom, and the United States". Peccato solo che nonostante l'annuncio (e la passata partecipazione ad altri incontri) quest'anno l'Italia NON HA INVIATO NESSUNO E NON HA PARTECIPATO. In nostra assenza, innumerevoli iniziative di slancio dell'energia pulita sono state prese, e si è deciso che per il nostro paese "significherebbe passare da 250 milioni di euro a 500 milioni entro l’anno 2021" di investimento in R&D. Con un comunicato stampa, il MISE avverte che "ogni Paese membro stabilisce autonomamente le proprie strategie per l’innovazione in tecnologie clean, basate sulle risorse energetiche nazionali, necessità e circostanze".

A ottobre 2016, la Banca mondiale ha indicato cinque priorità per attuare l'Accordo: finanziare gli NDCs ed assicurare che gli investimenti pubblici siano nella direzione giusta; ridurre la crescita degli impianti a carbone e puntare invece su rinnovabili ed efficienza energetica; innalzare l'efficienza energetica degli apparecchi e far cessare l'uso degli HFC; rendere verde la finanza e supportare resilienza e adattamento.

 

  6. L'Accordo ispira elettori a prendere posizione  

In ogni Paese, le parole generali dell'Accordo (mitigazione, adattamento, ecc.) trovano poi specifici casi eclatanti, leggi da modificare o introdurre, battaglie locali che diventano simboliche della battaglia sul clima in genere. E' ad esempio successo negli USA con l'oleodotto Keynote XL. In Italia, vi è chi vede una connessione tra politiche climatiche e referendum del 17 aprile sulle trivellazioni petrolifere.

Ed inizia il dibattito su cosa dovrebbe fare l'Italia. Mentre Ban Ki-moon chiede di non votare candidati politici che negano l'importanza dei cambiamenti climatici. Se invece essi ricevono una maggioranza, sia pure concentrata territorialmente, si apre la questione di come la comunità internazionale deve reagire, sapendo che l'Accordo è costruito per gestire ogni emission gap e quindi anche ogni deviazione (di suo dannosissima) rispetto alla transizione.

 

  7. L'Accordo estende i suoi effetti sull'agenda dei ricercatori  

L'IPCC ha accettato la richiesta fatta dall'UNFCCC nel testo della Decisione di COP che vara l'Accordo di Parigi di redigere un Rapporto Speciale sul mondo a 1.5 gradi centigradi di global warming. Una ipotesi di indice è contenuta qui, in vista dello Scoping Meeting descritto qui. La posizione dell'Economics Web Institute, di cui questo sito è iniziativa, è presentata qui.

Tutti i ricercatori del mondo sono invitati in Francia a lavorare sui loro progetti, soprattutto se vengono dagli Stati Uniti, dove Trump sta tagliando i fondi (e le prospettive d'utilizzo immediato domestico) della ricerca.

 

  8. Città e regioni trovano nuove alleanze internazionali  

L'Accordo di Parigi supera la dicotomia tra locale e globale, tra approccio bottom-up e top-down, per sollecitare tutti nel loro ambito di competenza a fare di più e a mettersi insieme chi nel pianeta ha competenze simili. In prima fila le regioni e le città: un articolo di Valentino Piana approfondisce questo tema sulle pagine della rivista della Casa della Cultura di Milano (settembre 2016).

A questo è inoltre dedicato l'intervento di Valentino Piana alla Società italiana scienze del clima, che evidenzia il notevole ruolo delle regioni a valle dell'Accordo di Parigi.

Tra le iniziative delle città, per decisioni coraggiose del G20 e isolare Trump, è stata lanciata una petizione dai sindaci delle principali città del mondo, tra cui Milano, New York, Tokyo, Seoul e Barcellona

  9. Le azioni micro-locali agganciano il trend dell'Accordo  

Azioni anche a livello di quartiere, anche in logica di veri e propri eco-quartieri, si ispirano e realizzano in concreto azioni di mitigazione, decarbonizzazione, adattamento, resilienza ed altre questioni mosse dall'Accordo.

Una panoramica di "pillole" di azioni che hanno questo spessore è offerta in Italia da Luca Lombroso, in collaborazione con l'Ecovillaggio di Montale, esempio di bioarchitettura in Emilia Romagna.

Il tema più ampio degli ecoquartieri è trattato anche dall'associazione Ecoquartieri per l'Italia, di cui Valentino Piana è Coordinatore scientifico.

 

 

10. La società civile si mobilita, simbolicamente e praticamente

 

 

I cittadini dimostrano a sé stessi, agli altri ed ai politici quanto ci tengono all'ambiente ed al clima. Intraprendono azioni esemplari e corali.

Ad esempio, dal 28 ottobre al 2 novembre 2016 si tiene "Ride with us", una biciclettata per il clima tra Venezia e Torino, quest'anno con un focus "salute" visti i continui superamenti dei limiti delle polveri sottili nella pianura padana, area particolarmente delicata per le sue caratteristiche geomorfologiche.

Gli organizzatori hanno deciso così di attraversare l’intera pianura, fissando il nostro punto di arrivo a Torino, presso l’Ospedale Regina Margherita, dove incontreranno medici e pazienti del reparto Oncologico Pediatrico.

Si diffondono pratiche di compensazione delle emissioni (off-set), ad esempio nel campo degli eventi sportivi, con gli impegni di FIFA, Adidas e altri, tramite il portale delle Nazioni Unite "Climate neutral now", aperto anche ad individui ed imprese. Tutti gli eventi in Italia e all'estero possono essere compensati. Ditelo in giro!

  11. La scuola, l'Università e gli altri enti di cultura analizzano e diffondono il messaggio dell'Accordo di Parigi  

Mentre con Kyoto vi era un imperativo morale dall'alto, con Parigi è dalla consapevolezza dei disastri collettivi portati da un crescente riscaldamento globale che nasce una cultura condivisa di azione e sostegno a chi agisce.

Per facilitare in Italia questo percorso, l'Italian Climate Network ha lanciato il suo Progetto Scuola.

Per chi vive a Roma vi è una occasione di discussione e approfondimento il 4 Novembre presso “MILLEPIANI COWORKING” VIA NICOLO’ ODERO 13, ROMA – METRO GARBATELLA. INGRESSO LIBERO ore 18-20, con Federico Brocchieri, Domenico Gaudioso, Valentino Piana,Simona Ciriaci. A SEGUIRE, BUFFET E BRINDISI PER CELEBRARE
L’ENTRATA IN VIGORE DELL’ACCORDO.

  12. Gli analisti internazionali monitorano i Contributi determinati a livello nazionale  

Una serie di siti indipendenti, appoggiati da centri di ricerca, producono analisi aggiornate su contenuti, livello dell'ambizione e stato di esecuzione degli NDC, come ad esempio

http://cait.wri.org/indc/

http://climateactiontracker.org/indcs.html

e l'UNEP con i suoi Emission Gap Reports.

  13. Il mondo reagisce con rinnovato vigore all'affronto di Trump  

La condanna è stata unanime. Il presidente francese Macron attacca frontalmente Trump e lancia l'appello agli scienziati americani a rischio finanziamenti a venire a lavorare in Francia. Italia, Francia e Germania con un comunicato congiunto affermano: "We deem the momentum generated in Paris in December 2015 irreversible and we firmly believe that the Paris Agreement cannot be renegotiated, since it is a vital instrument for our planet, societies and economies".

Juncker ha detto: "abbiamo negoziato per 20 anni, ora si tratta di implementare". Trudeau del Canada è riuscito a costruire un nuovo consenso con le province per un piano ambizioso.

I sindaci delle principali città mondiali attaccano e anche dentro gli USA ci sono resistenze (sia a livello di stati che di città e imprese).

Qui una panoramica riassuntiva più ampia.

  14. Rilancio dell'ambizione  

Dopo la COP23 (Fiji - Bonn) e la presentazione del rapporto IPCC su 1,5 (settembre 2018), si terrà la COP24, nella quale è previsto un Facilitative Dialogue nel quale ci si spinge vicendevolmente a fare di più, visto il notevole emission gap e la convenienza oggettiva, non solo delle piccole isole ma di tutti i Paesi, a rimanere entro il grado e mezzo.

A cavallo tra 2018 e 2019, alcuni Paesi, sperabilmente tutti o quasi, rivedranno al rialzo i propri obiettivi di riduzione delle emissioni, come più ampiamente spiegato qui.