Che cos'è l'Accordo di Parigi?  
         
   

E' lo strumento della comunità internazionale per rispondere globalmente ai cambiamenti climatici.

Esso stabilisce obiettivi complessivi (nel tempo, nello spazio e su tutti i temi), invita gli Stati a indicare come intendono perseguirli, favorisce la loro collaborazione bilaterale e multilaterale, struttura i meccanismi di supporto (finanziario, tecnologico e di competenze organizzate), istituisce cicli quinquennali di revisione al rialzo dei loro obiettivi in modo sincronizzato.

Inoltre, in ogni momento uno Stato può fare di più e promettere di più, anche collaborando strettamente col settore privato, la società civile, le istituzioni finanziarie, città e regioni (le cui iniziative vengono a loro volta messe in evidenza).

Si sta dotando di strumenti per la trasparenza delle azioni e del supporto internazionale, nonché per la verifica che ogni Stato rispetti le norme dell'Accordo.

L'Accordo copre i temi della riduzione delle emissioni, l'incremento della cattura della CO2 (es. tramite foreste), i meccanismi di collaborazione (di mercato e non di mercato), l'adattamento ai cambiamenti climatici (inclusi gli elementi di qualità dell'adattamento ed il suo finanziamento), la copertura delle perdite e dei danni climatici (che avvengono poiché le emissioni in passato sono state eccessive, perché le azioni di mitigazione sono insufficienti, perché l'adattamento incontra ostacoli, perché esistono limiti strutturali all'adattamento).

Lo sviluppo ed il trasferimento (o diffusione) delle nuove tecnologie (per mitigazione, adattamento e danni e perdite) è supportato sia attraverso un Meccanismo tecnologico sia con strumenti operativi (come il CTCN).

L'impegno complessivo è di mobilitare risorse pubbliche e private adeguate per il raggiungimento di tutti gli obiettivi - e in termini operativi si è varato ed è operativo il Fondo Climatico Verde.

Si prospetta un salto di qualità nella formazione di persone ed enti preposti all'attuazione, affinché il fattore umano ed organizzativo non rallenti bensì acceleri il cambiamento.

In questo sito ne descriviamo la struttura, offriamo una traduzione commentata completa e ne valutiamo le prospettivi di ratificazione, incluso per l'Italia.

 
         
    Quando avverrà il prossimo rilancio degli obiettivi?  
         
   

A cavallo tra il 2018 e il 2019.

 
    Come mai non si chiama Protocollo di Parigi?    
    Ci sarebbero ottime ragioni legali per chiamarlo così: la Convezione quadro sui cambiamenti climatici viene attuata tramite protocolli e il testo partorito a Parigi la pone a base dell'Accordo stesso.    
    Inoltre il quorum da raggiungere per l'entrata in vigore è esattamente lo stesso del Protocollo di Kyoto, quindi il peso legale dello strumento è stato calibrato come uguale ad esso.    
    Ma questo nome provoca rigetto nel pubblico americano ed è stato tenuto lontano, per poter mediare la definizione internazionale di trattato con quella, molto più restrittiva, della legislazione americana e quindi consentire al Presidente Obama di firmare direttamente la ratificazione dell'Accordo, sia pur sfidando il Congresso ed andando presumibilmente incontro ad un ricorso alla Corte Suprema, come già avvenuto con la sua riforma sanitaria.    
         
    Quanti Stati hanno preso parte alla COP21?    
    150 Capi di stato e Primi ministri hanno fatto un discorso il giorno di apertura della COP21, la più grande concentrazione di vertici statali nella storia. I Paesi che hanno firmato la Convenzione sul clima sono 196, tutti presenti al vertice, cui si aggiunge l'Unione Europea, che è a sua volta firmataria. La Santa Sede e la Palestina, pure presenti, sono osservatori. Taiwan, non rappresentato in termini statali, era presente tramite delegazione scientifica (senza prendere parte ai negoziati) e ha prodotto un proprio Contributo promesso determinato a livello nazionale (INDC).    
         
    Quanti sono stati i partecipanti totali della COP21?    
   

23.161 rappresentanti degli Stati, 2.317 delle organizzazioni sovranazionali (come le agenzie ONU), 7.094 delle organizzazioni non governative (sia quelle effettivamente della società civile organizzata, del mondo privato che quelle di emanazione sub-nazionali - regioni e città) e 3.704 giornalisti ed operatori dei media. Queste persone erano nelle delegazioni ufficiali di 198 Stati, 127 organizzazioni sovranazionali, 1.109 organizzazioni non governative, 1.366 testate giornalistiche o comunque dei media.

Come si vede, un numero impressionante di soggetti, che dimostra l'importanza del tema e del negoziato e la "potenza di fuoco" dell'azione cooperativa internazionale.

   
    Accordo di Parigi oppure Accordi di Parigi?    
   

In italiano corrente, la parola "accordo" è frequente e si può usare in espressioni del tipo "sono d'accordo", "prendiamo un accordo", indicando un consenso di massima, non necessariamente scritto, dettagliato e formalizzato.

Ma a Parigi è stato cesellato un testo, in modo estenuante e micidiale. Si tratta quindi di un Trattato, Protocollo o equivalente strumento giuridico, quella che in termini nazionali sarebbe una Legge o una Costituzione.

Quindi la versione corretta è sempre con la maiuscola, per evitare che ne siano ridimensionate la portata e la tipologia giuridica.

A favore dell'uso del plurale (Accordi) vi è la giustificazione che vi sono effettiamente molti testi approvati all'unanimità dalla COP, valevoli immediatamente senza trasposizione legislativa domestica, di cui uno, lungo, che contestualizza e include in appendice l'Accordo vero e proprio (che è sottoposto ad ulteriore procedura di ratificazione ed entrata in vigore).

E' quindi buona l'espressione al plurale, specie se in riferimento a testi esterni all'Accordo propriamente detto (ad esempio i 100 miliardi di dollari annuali sono una cifra indicata al di fuori di esso).

 

   
       
Struttura generale dell'Accordo
 
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